Un paio di giorni fa ho avuto la fortuna di vedere Superman Returns, il nuovo film dedicato al primo dei supereroi. Fortuna non tanto perché il film sia bello – su quello non mi esprimo – ma perché l’ho visto gratis!
Due premesse: a me Superman non è mai stato simpatico, e sono un po’ rompipalle. Ma fin dalle prime spettacolari scene mi sono chiesto: a che serve questo film? Anzi, a chi serve? Perché ora? Perché la gente dovrebbe affollarsi, si affollerà, a vedere le imprese di un uomo forte in grado di salvare un’umanità abbastanza inetta e incline a combinare casini, catastrofi e quant’altro? Non sarà, mi sono detto, che ancora una volta una nazione che interviene con tranquillità (per modo di dire) in quasi tutti i paesi del globo, con la scusa che i loro interessi sono quelli della maggior parte del mondo, vuole riaffermare la propria utilità? Non sarà che la loro industria culturale vuole ribadire che siccome tutti noi siamo troppo imbranati e disorganizzati per risolverci i problemi da soli abbiamo comunque bisogno di qualcuno che dall’alto ci sorveglia e interviene quando qualcuno combina delle marachelle?
D’altra parte se uscisse un film il cui messaggio fosse: siamo causa del nostro mal, ma unendoci forse riusciamo a risolverlo, molto facilmente verrebbe etichettato come un film ideologico e come tale giudicato.
Superman invece è un fumettone, qualcosa per passare il tempo e divertirsi (e con questo film, in bocca al lupo). Figuriamoci se può veicolare un altro tipo di messaggio.
Figuriamoci.
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