Chissà quanti sono. Voglio dire, chissà quanti sono quelli che, in mezzo alla fiumana di gente che affolla le strade di Roma ogni mattina che la natura ci ha dato, si domandano tra sé quando verrà raggiunto il punto di saturazione.
Non credo manchi molto. In questi anni ogni romano che si rispetti è stato in grado di apprezzare a quali livelli sia arrivato il traffico.
Le prime a cedere sono state le prime ore della mattina e del pomeriggio, quelle fasce orarie che subito prima dell’ora di punta o subito dopo l’ora di pranzo consentivano all’automobilista un viaggio senza grosse file o attese. Sconfitte, anni fa.
Poi hanno ceduto le ore notturne.
Poi, dopo anni di lavori preparatori all’anno santo sopportati con una pazienza che dovrebbe garantire a ogni romano un posto in paradiso, ammesso che ci vengano condonati i moccoli tirati giù all’ennesima fila, abbiamo finalmente avuto l’opportunità di testare nuove strade e nuove piazze la cui utilità si avvicina, senza peraltro superarla, a quella di un punto nero.
Infine hanno ceduto i mesi estivi: hanno retto finchè è stato loro possibile, poveretti, ma era una guerra persa in partenza.
E’ rimasto quasi solo il 15 agosto a difendere un’esperienza che fino a pochi anni fa non ci veniva negata così spesso: percorrere il lungotevere alla luce del giorno mantenendo un’andatura costante, godendo della linea dei palazzi, della vicinanza del Tevere che si sente anche se non si vede, dell’ombra dei platani che sembrano quasi belli, di un’estemporanea grattachecca, insomma godendo dall’avere, incredibilmente insieme, a Roma, tempo e spazio.
Poi, dato che un bel giorno dura esattamente quanto un giorno schifoso, la sospensione finisce, la bolla temporale esplode, i turisti si siedono a mangiare una pizza che un romano non metterebbe in bocca nemmeno sotto minaccia, ed è già ora di rimettersi in fila.
1 comment:
oggi roma e diventata troppo caotica è una megalopoli
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