Friday, June 30, 2006

Il primo argomento della lista

Nato e cresciuto a Roma. Volente o nolente, figlio del mio tempo, di questa città, di questa società. Con tutto ciò che ne consegue.

Ora, è vero che il mondo in cui viviamo dà molto, ma si dice spesso che altrettanto toglie – o meglio, nega – ponendo barriere insormontabili per molti, ma non per tutti (Michael Moore afferma che questa sia una strategia per fare in modo che tutti credano di poter accedere a certi privilegi mentre in realtà il potere vigente vigilia attentamente affinché ciò non succeda. O era Chomsky? O Beppe Grillo?).

Siccome l’affermazione viene spesso lasciata sospesa, rimane da capire di cosa siamo privati.

Qualche giorno fa sono andato a vedere uno spettacolo semplicemente meraviglioso, Alegria, del Cinque du Soleil. Ciò che avviene è insieme molto semplice ed estremamente raffinato: lo spettatore viene immerso in un mondo da fiaba per due ore, circondato com’è da personaggi fantastici, clown, acrobati, musiche incantevoli e diavoli incantatori, in un alternarsi di allegria e malinconia. Alla fine il risultato è che tutti si divertono come imbecilli staccando completamente il cervello e abbandonandosi alla meraviglia del tutto.

E però, lo spettacolo costa. Vale, ma costa. Ci sono biglietti meno costosi (confrontandoli con i più cari, si potrebbero forse definire economici. Forse) ma sono per poche e decentrate poltrone. Non che non si veda bene, il palco è piccolo, ma è un bene minore, come il prezzo del biglietto. Per tutti gli altri mano al portafoglio e sganciare. La Fantasia, la Meraviglia, la Capacità Di Stupirsi, costano care. Il pubblico non manca, perché lo spettacolo regala ai più beni immateriali irrinunciabili – per chi se lo può permettere. Questo tipo di stupore, demandato ad altri, diventa per certi versi un bene elitario. E chi ha assistito allo spettacolo, chiunque, sono certo che si è sentito un privilegiato. Lo show ha di certo fatto tutto il possibile perché si sentisse tale.

Ecco una cosa che viene negata oggi: la capacità di meravigliarsi in proprio, di stupirsi in proprio, di crearsi ognuno un mondo fantastico per conto suo.

A me sembra che quasi tutte le persone con le quali entro in contatto siano state abituate fin da piccole a demandare la capacità di sognare ad altri: con cartoni animati splendidi che creavano per tutti mondi che bisognava soltanto visitare. Con giocattoli che hanno ben presto cominciato ad anticipare qualsiasi desiderio. E con un ambiente che, se hai dodici anni e sei un sognatore, ti bastona senza pietà. D’altra parte, le cose importanti sono altre.

Credo che questo sia UN metodo, e non IL metodo. La capacità di creare e seguire sogni, grandi o piccoli che siano, rimane senz’altro anche una questione di carattere.

Epperò sotto quella tenda eravamo molti, ma non tanti, a spellarci le mani, ammaliati da tanta meraviglia, privilegiati, e credo anche un po’ grati che qualcuno riesca ancora a creare mondi fantastici senza provare vergogna e senza essere bastonato. Al posto nostro.

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