Friday, June 08, 2007

Alla fine doveva succedere…

…che si finisse a parlare di lavoro. Perché vabbè, per quanto uno cerchi di separare gli ambiti, tenere la vita privata al sicuro dagli stress e dagli affari (comunque altrui), non è che sia sempre possibile.
Eppoi questa cosa ce l’ho qui, e se non la dico scoppio.

Le riunioni NON sono lavoro. OK?

Ooooh, l’ho detto. Mi sento meglio.

Cioè, le riunioni sono importanti, per carità. Indispensabili occasioni di conoscenza. Fondamentali momenti di confronto. Decisive aree di divisione dei compiti.

Però sono anche uno status symbol. E sono in giro per l’Italia, o per l’Europa. E sono tante, come ti giri compaiono magicamente nella tua agenda mangiandosi giorni e settimane nelle quali sei pagato per svolgere dei lavori che a quel punto non sai più quando fare.

Volevi andare alla posta? naaa.
Dovevi passare in banca? seeee.
E quella commissione così urgente? Forse non lo era così tanto, dopotutto.
E la visita dal medico? No, là ci si va, ma non prima di aver passato un pomeriggio al telefono per spostare la riunione.

Allora, io dico: un generale è un generale, un soldato è un soldato. Se al soldato fate fare il generale, il suo lavoro non si autoelimina, rimane là, ok? E se a tutti i soldati fate vedere che fare riunioni è compito da generali, tanti, ma tanti davvero si affretteranno a fissarne il più possibile occupando meeting room, coffee break e buffet lunch, e mandando a catafascio tutto quanto.

By the way, qual è il nome di meeting room più originale mai incontrato? io per il momento l’ho trovato a Francoforte: la sala riunioni si chiamava MainHattan.
:-)

2 comments:

gianandrea said...

se ti ricordi il mio mantra è sempre stato: meglio andare in riunione che lavorare.
bella la comparazione tra generali e soldati.

Pier said...

ricordo...ma è solo da poco che riconosco la portata di questo mantra!
;-)